Sabato 5 Novembre 2022
Teatro Comunale
Ore 20:45

A distanza di sessant’anni dalla prima mondiale de Il re muore di Eugène Ionesco (al Théàtre de l’Alliance francaise a Parigi), Maurizio Scaparro torna alla regia affrontando questo testo più

che mai attuale. La colonna sonora dello spettacolo è curata dal premio Oscar Nicola Piovani (il suo ultimo lavoro con Scaparro risale a La bottega del Caffè di Carlo Goldoni), mentre scene e costumi sono firmati da Santuzza Calì che ha collaborato con Scaparro

anche tra cinema e lirica. Nel cast troviamo grandi interpreti tra cui: Edoardo Siravo, Enrico Bonavera ed Isabel Russinova.

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“Ritengo che sia quanto mai necessario mettere in scena un testo di questo peso per cercare di portare un po’ più di consapevolezza nell’animo delle persone in un momento storico

come questo. Pandemia e guerra stanno lasciando un segno molto forte nella nostra coscienza ed è per questo che il cast che ho riunito e me, in quanto persone di cultura, abbiamo il compito di far riflettere e far rinascere il pubblico attraverso una storia che sembra

essere stata scritta ieri. Il re muore.”

Maurizio Scaparro

Il regno di Bérenger è ormai alla deriva e quello che dovrebbe essere un re alla guida di un popolo è soltanto un uomo in decadimento. Le due regine, l’istitutrice Marguerite e l’amorevole Marie, dopo aver saputo dal medico che il re morirà, discutono su come informarlo. Bérenger apprende la notizia ma, nonostante il suo corpo manifesti forti segni di cedimento, non vuole accettare che la sua ora è vicina e tenta in tutti i modi di convincere gli altri. Solo quando scopre che i suoi poteri non lo assistono più, realizza che il suo tempo sta per scadere e acconsente che venga celebrato il rito di preparazione alla sua morte.

Al suo apparire sulle scene parigine nel dicembre 1962, Il Re muore fu salutato da una larga parte della critica come il vertice più alto raggiunto dalla creazione drammatica di Ionesco; taluni, anzi, non hanno esitato a inserire l’opera tra quelle piú significative del teatro contemporaneo. A proposito di questo testo, il critico e studioso inglese Martin Esslin ha scritto: «La commedia di Ionesco non è un’allegoria; come la maggior parte delle commedie del Teatro dell’Assurdo, è un’immagine poetica della condizione umana, forse piú semplice, piú avanzata delle prime opere dello scrittore, ma anche piú potente, piú controllata, piú classica nella forma. Si direbbe che Ionesco abbia assorbito alcune linearità formali di Beckett e alcune ritualità di Genet. Una commedia profonda e bellissima… Un capolavoro della letteratura drammatica moderna».

Gian Renzo Morteo

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