Palazzo Paolo VSala delle volte di Santa Caterina

dalle ore 18:00 alle ore 22:00

Personale di Silvana Galeone

Fin da bambina ha respirato i profumi della terra natale, intrisa di quella storia millenaria dalla quale ha preso vita la cultura italiana.
Dopo il diploma ha perfezionato in suoi studi in diverse istituzione culturali. Docente di disegno artistico negli istituti scolastici della sua città.
Ha realizzato anche opere di carattere religioso che sono conservate in alcune chiese del Brasile. Per la sua città, ha realizzato un murales di 36 metri, nel quale viene narrata la storia mitologica della città di Taranto.
Numerose sono state le mostre sia in Italia che all’estero.
Ha ricevuto riconoscimenti italiani e internazionali.
Di lei hanno scritto, tra gli altri: Cosimo Fonseca, Cesare Zavattini, Michele Calabresi, Treccani, Sascia, Crisi, Ugo Moretti e Renato Civelli.
Spesso gli artisti amano scrivere nelle loro biografie che le loro opere si ispirano alla scuola di un grande maestro. Silvana Galeone non appartiene a nessuna scuola: Lei stessa è una scuola.
Le sue opere risentono della cultura del Rinascimento italiano, odorano di botteghe artigiane con i suoi allievi che hanno prodotto opere che ancora oggi stupiscono il mondo.
Ha una concezione umanistico-rinascimentale dell’arte e proprio la rivisitazione del felice periodo del Rinascimento che la incorona come la più grande artista italiana del nostro tempo.
Claudio Modena

Note biografiche e Mostre

Silvana Galeone nasce nel 1945 a Taranto, ridente città dei Due Mari, importante porto dello Jonio, le cui antiche origini elleniche influenzeranno il cuore, la fantasia e l’anima della futura artista.
Conseguito il Diploma di Maestro d’Arte, ha insegnato disegno ed educazione artistica presso il Liceo Artistico di Grottaglie (Taranto), una cittadina nota per la qualità e la ricchezza delle ceramiche realizzate da veri e propri maestri, cresciuti nell’alveo di una secolare tradizione fin dalla loro infanzia.
A tali influssi e condizionamenti non poteva certo sottrarsi la famiglia d’origine di Silvana Galeone con le sue originali realizzazioni.
Si forma così il cammino dell’artista, in uno scenario tanto ricco di testimonianze della Magna Grecia quanto di incomparabile tradizione rupestre, che ha visto il suo esordio ufficiale agli inizi degli anni ’70 con una mostra a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera e quindi a Spoleto (durante il Festival dei Due Mondi); e poi dal Chiostro di S. Domenico per il Festival della Valle d’Itria (Martina Franca) al Fortino Napoleonico di Portonovo nelle Marche (in occasione delle giornate leopardiane).
Nel corso della sua attività artistica le sue opere sono state, quindi, esposte in molte città sia in Italia che all’estero, tra cui Spoleto (Galleria Spazi Nuovi), Roma (Galleria Le Dimensioni e Museo Nazionale del Folklore), Terni (Galleria Comunale), Mantova, Maglie (Galleria Comunale), Matera (Palazzo dell’Annunziata), Milano (Centro d’Arte Internazionale), Taranto (Galleria Taras e Castello Aragonese), Recanati (Galleria Comunale), Cosenza (Chiostro del Conservatorio Musicale), Caserta (Circolo Nazionale), Sorrento (Villa Fiorentini), Fermo (Galleria Comunale), Nola (Helyos Gallery) Napoli, Castellammare di Stabia (Galleria Artes), Napoli (Castel Dell’OVO), Capri.
Nell’anno 2004 l’artista ha partecipato ad importanti mostre a Padova (Expo 2004), Caserta (Reggia di Caserta – Biennale) e Lecce
Le città di Matera e Taranto, con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali Nazionali, hanno realizzato l’iter di mostra dell’artista Silvana Galeone, unitamente agli illustri Carlo Levi e Luigi Guerricchio, presso le città di Praga (Museo Nazionale del Monastero di Strahov), Losanna, Toronto (Columbus Center), Brasilia, San Paolo, Rio de Janeiro, Vienna, New York. La prima tappa ha avuto sede nella città di Roma (Museo di Roma Intrastevere, nel Monastero di Sant’Egidio).

Silvana Galeone si presenta

Silvana Galeone è nata nell’arte e vive per essa!
Tutta la sua esistenza poggia, infatti, su due colonne portanti del suo destino: i figli ed il “lavoro”, un’autentica passione che in primis le ha consentito di insegnare l’Arte in una Scuola Superiore per poi avventurarsi lungo un personalissimo sentiero che le ha dato la possibilità di esprimere le profonde e complesse visioni della vita che travagliano il mio cuore.
Nel lasciare quella Scuola dopo circa un ventennio di grandi soddisfazioni alla guida dei più giovani, si è cimentata soprattutto nella pittura realizzando molti dipinti ad olio o tecniche miste.
L’immenso spazio di una tela apparentemente monotona e ricca del proprio assoluto monocromismo rappresentava un confine da varcare ad ogni costo, una sfida incredibile per la sua immaginazione che voleva e doveva penetrare per caratterizzare, marcare, incidere, segnare, esaltare, colorare…
Colpi di mano e colpi di pennello, immagini tra le immagini nelle immagini… Così, una dopo l’altra son nate le sue opere, tutte variopintamente segnate da una profonda malinconica nostalgia per un mondo antico mai finito, tremendamente presente nel cuore dell’uomo quasi a voler fissare il mistero delle sue stesse origini…
Esaltare l’intensità delle emozioni con tinte tanto forti e vivaci da penetrare attraverso gli occhi dell’anima…
… Incantare ed essere incantata nell’oblio dei suoi stessi sogni inseguendo all’infinito la trama della vita per finire lassù… Beatamente persa tra le luci primordiali di una magnifica, calda notte d’Estate!

Giudizi della Critica

È innegabile che itinerario biografico e vocazione artistica trovino sempre ineludibile punto di incontro.
E tale è il caso di Silvana Galeone nata nella Taranto delle scendenze magnogreche, vissuta nell’incomparabile scenario rupestre di Grottaglie, visceralmente innervata nelle radici di un passato che sulla tela, sulla pietra, nella produzione ceramica nelle ardite esperienze compositive, nello stesso percorso didattico e formativo prende forma, anima, sembianza, vita.
E che non si tratti di un universo provinciale sta a dimostrarlo la ricchezza della tematica dove s’intrecciano gli stigmi della coroplastica antica, gli stilemi bizantini delle tradizioni arcaiche, il tutto sapientemente ricreato da una fervida e immaginifica visione che fa del passato l’eterno presente della sua arte.
Nel corso della sua attività artistica ha ricevuto numerosi ed importanti riconoscimenti, interessando la critica e la stampa italiana ed estera. Tra gli altri hanno scritto di lei: Cesare ZAVATTINI, Ugo MORETTI, Derna QUERELLE, Francesco GRISI.

Legami ancestrali
“…l’onda lunga dell’itinerario artistico di Silvana Galeone, sembra fondere insieme legami ancestrali con la sua piccola patria, sensibilità personali riconducibili all’universo femminile, tecniche espressive sempre rinnovatesi in un continuo interscambio tra la materialità della creta e la trasposizione delicata dei colori. E’ la donna che assume centralità e protagonismo nel percorso figurativo della Galeone: si tratti del suo ruolo acquisito mediante un processo ricognitivo maturato dalla tradizione classica e dal persistente riferimento al mito – maggiormente presente nella produzione ceramica dell’Autrice – si tratti delle molteplici e variegate manifestazioni della stessa femminilità – ricorrente con frequenza nelle tele – che attiene alla sua stessa condizione esistenziale di madre, di sposa, di seduttrice: il tutto rivissuto attraverso una insistita trasposizione onirica.”
Prof. Cosimo Damiano FONSECA, Accademico dei Lincei

L’inquieta nutrice dei sogni
“…nel fantastico mondo figurativo di Silvana Galeone, l’alternarsi della forma razionalizzante e compiuta con il groviglio onirico di enunciazione neo-espressionista, denuncia l’incerto evolversi di una ricerca tanto assidua e puntigliosa da sembrare, a momenti, disperata e chiusa. Ciò che rasserena e scopre le risposte alle motivazioni di una vocazione autentica, è la lotta coraggiosa contro le femminili allusività a mondi edonistici, alla suggestiva sensualità di certi grovigli di nudi che aspirano ad uscire dal limbo del piacevole per farsi simbolo di un paradiso di composte volumetrie. In questo realizzarsi, quasi autobiografico, così evidente nell’attività grafica della pittrice inquieta, affiora un’ansia religiosa di purificazione e non soltanto formale.”
Franco SILVESTRI, Critico d’Arte

Canti lucenti e sapori di poesia
“…l’astratto e l’informale non sono ormai che enigmi per tutti, e da considerarsi come altrettanti geroglifici speciosamente infesti e quindi da scartare in funzione di forma espressiva a livello di arte
figurativa. Nella composta costruttività cromatica esseri e cose, scaturiti dal loro senso intimo, si compongono in un unico canto lucente che ha contorni e sapori di poesia.”
Luigi SEVERINI, Critico d’Arte

Serena dolcezza
“…nei volti delle donne, che la Galeone ritrae, si coglie una serena dolcezza che appare e scompare in un gioco di impressionante immediatezza, e poi ritorna ancora vincente, però, sugli stessi colori diluiti in tonalità forti e sottili insieme, le quali escludono, con insistenza, qualsiasi segno di discordanza. La nostra è un’Artista moderna che si sente libera da condizionamenti, che sempre frenano gli impeti creativi: gli elementi di luce e di colori si bagnano in impasti morbidamente forti dando l’impressione di far perdere ad essi i loro contenuti reali.”
Giuseppe GIUSTI, Giornalista e Critico d’Arte

Preghiera e amore
“…ci troviamo al cospetto di una vera donna che si difende con la sua intelligente umiltà e che conquista l’amore degli altri per quello che fa di serio e costruttivo. Nei quadri della Galeone vi è preghiera e amore, meditazione e fede, piacere di creare e gioia di dare messaggi di cultura. Silvana certamente, come figlia dell’arte e donna vera contiene e conterrà, fino a quando il vento vorrà, gli elementi culturali per fare Arte e per onorare la Vita.”
Eraldo BARRA, Pittore e Critico d’Arte

Grandi grotte piene di storia
“…sulla scia della memoria, la mostra La Civiltà Rupestre, tenutasi in Roma al Museo del Folklore nel 1995, ripropone uno dei temi più appassionanti della civiltà mediterranea. Con le sue circa 100 opere, i quadri del grande LEVI e dei suoi ideali allievi Luigi GUERRICCHIO e Silvana GALEONE, sino alle ‘fotopietre’ di Ciro De VINCENTIS, la mostra intende porre un problema teorico:
quello della corretta metodologia di studio di una realtà storica che cominciò ad essere indagata dalle stampe dei ‘connoisseurs’ francesi ed approda alla pittura del ‘900. Questo evento artistico è un invito diretto all’Unesco a porre sotto il proprio patrocinio l’intero territorio tra Puglia e Basilicata, interessato dalle tracce grandiose della Civiltà Rupestre.”
Paola PARISET, Giornalista

Spazi aperti
“…le opere di Silvana Galeone ‘non amano gli spazi chiusi’, sono fatte per comunicare, per respirare la luce, per incontrarsi con gli altri. Forse per via dei suoi colori, una tavolozza addirittura esuberante che disegna la donna a volte diafana, a volte sensuale, quasi sempre espressione di un femminilità che sa proporsi come protagonista. Pittura intensa, di grande presa, ma anche delicata, nella quale affiora l’ansia di questa artista.”
Vittorio SABIA, Giornalista e Critico d’Arte
Contrappunto e metafora
“…Silvana Galeone non vuole essere nuova ad ogni costo, ma vera. Poiché intende nel colore la misura ottimale della pittura, si serve solo di esso per ricreare gli infiniti avvertimenti del proprio mondo, rifiutando i congegni cifrati. Ciò non vuol dire, naturalmente, semplicismo, ma spontaneità e sincerità. Soleva dire Pierre Bonnard che la seduzione, o idea prima, dà al dipinto la sua universalità. Bene, accanto alla memoria e al contrappunto è il contenuto metaforico dell’arte della Galeone che ne dilata i confini, ne svela i supporti culturali senza impoverirne tuttavia la schietta e generosa eloquenza.”
Renato CIVELLO, Critico d’Arte

Temi sacri e paesaggi
“…le opere della Galeone hanno un esplicito riferimento alla dimensione mitica dei paesaggi, alla memoria delle decorazioni rupestri medievali. Con una programmatica ripresa delle iconografie e del loro linguaggio figurativo, evocato anche dalle macchie della pittura che mimano qua e là cadute di colore e lacuna del disegno, quasi si trattasse di effettivi affreschi antichi. Riferimenti temporali diversi si sedimentano nel suo lavoro, il cui significato, ancora una volta, è una lettura della cultura meridionale anche del presente quale fenomeno che è il risultato complesso di stratificazioni di eventi della natura, di orientamenti stilistici, di immagini rituali.”
Pia VIVARELLI, Presidente Fondazione Carlo Levi

La porta aperta
“… la pittura di Silvana Galeone è come una porta aperta che si spalanca sul mondo dove ella capta sensazioni, sia che dipinga un paesaggio, una natura morta o una donna. C’è sempre il mistero nella sua pittura, anche se – a prima vista – non è affatto facile accorgersene. Quasi un arco, un varco tra la realtà e la fantasia, tra il concreto e l’immaginario. Tutto lieve, sfumato quasi per costringere l’intenditore a catturare le immagini che l’Artista – pur cogliendo dalla realtà – le trasforma e sublima con la forza della propria fantasia. E la fantasia è sempre creazione. Ogni tela di Silvana Galeone è di diversa nomenclatura. Si presenta sempre come un mondo a sé, qua e là evocando gusti e appartenenze diverse ancorché legate alla maniera sua di dipingere. Forme e colori si identificano al punto di lasciare poco spazio ai dubbi.”
Michele CALABRESE, Giornalista e Critico d’Arte

Morbide figure femminili
“…il tema pittorico della Galeone si dimostra idoneo a introdurre, nella sensibilità dell’osservatore, un motivo provocante e acuto di sollecitazione estetica. Impressionismo è lo stile dominante nella stesura dei ritratti; morbide, ma ferme, le figure femminili. Ritratti alteri e taglienti guizzano fra calde velature di toni armoniosi, rotte da saettanti bagliori, vitalità indomabili di donne bellissime sommerse nella luce azzurra di cieli remoti.”
Toni BONAVITA, Editore e Critico d’Arte

Energia e ricercatezza
“…le opere di Silvana Galeone sono una festa per l’occhio e una gioia per lo spirito e risulta sorprendente per la schiettezza e la ricercatezza con cui riesce a proporci dei lavori che sembrano semplici ma non lo sono, nella struttura così come negli accostamenti cromatici. Che dire poi delle forme melliflue e fluttuanti, che di certo non aiutano la stabilità dell’immagine, che farebbero più pensare ad una costruzione priva di concretezza e che, finalmente, si vanno a scontrare con la spiazzante verità di due occhi che ti guardano e ti inchiodano di fronte a te stesso? Gli occhi dei sinuosi personaggi della Galeone restituiscono concretezza e verità a dei corpi esili che quasi volano e che tanto ricordano le figure di Chagall, amatissimo dalla nostra artista.”
Lella ANTINOZZI, Giornalista e Critico d’Arte

Dell’universo femminile
“…Un’eredità questa che ha ben raccolto – trasferendola nel contemporaneo e vivacizzandola con sempre maggiori ‘velature’ di colore – l’artista Silvana Galeone che dell’universo femminile ha fatto la qualità stessa del suo ‘ingegno pittorico’. I volti delle donne – dipinte da questa pittrice di grande sensibilità lirica – mostrano la qualità di un ‘carattere interiore’ che ama, quanto più possibile, indulgere nella gioia dei sentimenti e nel ‘moto’ delle passioni. La sua tavolozza cromatica è molto espressiva e talvolta supera addirittura la potenza della costruzione formale dell’opera. Con i suoi dipinti Silvana Galeone racconta anche la ‘melanconia’ del nostro tempo presente, evocando – mediante proprio la morbidità della pittura – le suggestioni romantiche di un tempo che fu e che mai più ritornerà. Le sue ceramiche mostrano, infine, la qualità di ‘pratica artigianale’ che si sta – a mano a mano – perdendo nella nostra società.”
Rino CARDONE, Giornalista e Critico d’Arte

Sintesi tra pensiero nuovo e forme antiche
“Quando mi hanno fatto vedere alcune ceramiche di Silvana Galeone le ho guardate intendendo qualcosa di particolarmente originale tendente a fare figurazione ed astrazione insieme e che sia fatta con un movimento delle forme che corrisponde ad una compitezza atomica o formale legata a quello che si vede.
E’ infatti qui lei mostra un doppio linguaggio, quello dei dipinti per i quali lei ha una temperatura espressionistica, , ma in cui in qualche modo è epigona di una lunga tradizione di espressionismo tutte queste figure femminili sono uno stimolo che lei accende con pittura particolarmente calda. Ma in queste pitture si sente la nostalgia della materia della sua cultura familiare, quella che a Grottaglie dove è nata, l’ha portata a vedere la ceramica come natura, come aria che si respira e per cui sono dipinti che hanno dentro di se la nostalgia della ceramica.
Quando finalmente decide di non dipingere soltanto e di applicarsi alla ceramica vediamo allora queste forme che hanno come riferimento molto facile, quello che ho già accennato all’uso lontano, ma che hanno come riferimento che tu riconosca un uccello, riconosca un animale, riconosca un volto, una forma che non sono chiuse che non solo neppure informali. Questo linguaggio che è un linguaggio legato alle mani, alla dinamica dei nervi, del corpo, del pensiero, che con le mani plasma la terra che poi viene cotta per diventare ceramica. E’ qualcosa che ha a che fare con la fabbricazione del pane. Qualcosa che ha qualcosa di caldo, di vero, di vivo..
E’ la ragione per la quale queste cose che vedete sono testimonianze di tradizione ed innovazione. Sono una singolare forza che conserva un rapporto con le radici e si proietta verso immagini nuove che volano, che hanno una grande delicatezza, tendono a non avere consistenza materica ed a diventare pura essenza. In questa logica la prima volta che ho visto queste sculture, questi manufatti così piccoli e fragili li ho visti poi nei piccoli formati ne ho chiesto, sentito le ragioni e credo che anche voi vedrete che nella pittura c’è un passato che prevale e nelle ceramiche c’è un presente che non finisce. Una presenza che potrebbe essere che tutti i ceramisti che ho ricordato, a partire da Fontana, hanno nella ceramica mantenuto una tradizione come una novità profonda di ideazione. Questo mi pare un dato fondamentale ed è la ragione per la quale molte di queste opere potranno affermarsi attraverso questo meccanismo che garantisce che non si perda un mestiere che non si perde un sapore.
In questo caso possiamo dire che Silvana Galeone ha dato prova di giusta sintesi fra una novità di pensiero nuovo e forme antiche.”
Vittorio SGARBI Giornalista e Critico d’Arte

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