26/08/2025 alle - 2025, Festival, Mostre
La mostra
Helidon Xhixha. Benevento in luce
a cura di Francesco Creta e Milot, promossa dalla Fondazione Benevento Città Spettacolo, propone in un percorso sorprendente, tra Corso Garibaldi e il Teatro Romano, sette sculture monumentali dell’artista albanese Helidon Xhixha: una piccola selezione del monumentale lavoro dell’artista che ha fatto dell’uso dell’acciaio lucidato la sua firma distintiva sin da subito. Con le loro forme e superficie specchianti le opere, nel dialogare con l’ambiente della città, alimentano nuove suggestioni del contesto urbano. Nonostante piccolo il nucleo presentato, considerata la presenza di opere datate a partire dal 2006 agli ultimi anni, l’esposizione consente di ricostruire l’intero percorso artistico dello scultore durazzese. La carriera di Xhixha da sempre
ha avuto un forte legame con il territorio italiano: sin dagli studi all’Accademia di Brera, Helidon ha dimostrato una grande attenzione alla rilettura dell’arte della nostra penisola. Negli ultimi dieci anni Xhixha ha riportato enormi successi tra cui: la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2015, e nello stesso anno l’installazione per l’aeroporto di Milano Malpensa, nel 2017 la personale nel Giardino di Boboli a Firenze; nel 2019 le due importanti mostre a cura di Eike Schmidt a Lugano e a Forte dei Marmi. Le opere di Xhixha affondano nella scultura di Brancusi, che plasmano in direzioni diverse: la materia diventa quasi forma liquida, di baumaniana memoria, per accogliere e trasformare la luce in un continuo rapporto di riflessi e ombre, le sue sculture appaiono, adesso, come solidi netti, specchi ustori che si negano allo sguardo, adesso, come figure antiche plasmate nell’acciaio inossidabile, quasi leggeri omaggi ad un maestro come Igor Mitoraj. “Come per un ingrandimento della doppia natura della luce – onda e particella – dalla dimensione quantica a quella monumentale, le sculture di Helidon Xhixha – scrive Eike Schmidt, attuale direttore del Museo di Capodimonte – sono allo stesso tempo oggetti solidi e specchio effimero: solidi che tuttavia paiono esistere solo in relazione a ciò che li circonda e a chi li osserva”. Una mostra –
Helidon Xhixha. Benevento in luce
– che riporta l’arte contemporanea internazionale al centro del capoluogo beneventano, mescolando le varie espressioni della cultura all’interno di un festival importante come Benevento Città Spettacolo.
Evento Titolo: HELIDON XHIXHA. BENEVENTO IN LUCE
Mostra: Personale
Artista: HELIDON XHIXHA
Curatori: FRANCESCO CRETA e MILOT
Organizzazione: BENEVENTO CITTA’ SPETTACOLO
Periodo: Dal 26 luglio 2025 al 07 gennaio 2026
Inaugurazione: 26 luglio 2025, ore 18:30 – Benevento Piazza Federico Torre
Biglietto: Libero
Orari: Tutti i giorni – orario continuato
Sede dell’evento
L’evento si sviluppa tra Corso Garibaldi e il Teatro Romano di Benevento. Corso Garibaldi, va da piazza Cardinale Pacca a piazza Castello, ed è l’asse del centro storico: risalendolo vi si incontrano il duomo, palazzo Paolo V fronteggiato da piazza Papiniano con l’obelisco egizio del tempio di Iside, piazza Roma con di fronte via Traiano che conduce all’arco di Traiano, palazzo Mosti sede del Comune, la basilica di San Bartolomeo, il Teatro Comunale Vittorio Emanuele, palazzo Terragnoli sede della biblioteca, la chiesa di Santa Sofia in piazza Matteotti, il palazzo del Governo ed infine la Rocca dei Rettori. Attualmente il Corso è chiuso al traffico veicolare.
Il Teatro Romano di Benevento, databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., sorge nella zona occidentale della città antica. La cavea misura circa m 98 di diametro, è costruito in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra calcarea e in laterizio. Le gradinate e la frons scenae erano rivestite in marmo, così come lastre marmoree e stucchi, ancora parzialmente conservati, decoravano le aulae, i due ampi ambienti che, attraverso corridoi (parodoi), immettono nell’orchestra. La cavea, a pianta semicircolare, è realizzata su sostruzioni e presenta tre ordini: tuscanico, ionico e corinzio. Di questi si conserva solo l’ordine inferiore, costituito da venticinque arcate su pilastri con semicolonne tuscaniche. Le arcate della cavea, con ampia cornice rifinita, presentavano come chiavi di volta rilievi configurati, rappresentati da busti nell’ordine inferiore e, molto probabilmente, da maschere negli ordini superiori. Alcune di queste maschere sono state reimpiegate in edifici del Centro Storico, dove sono ancora visibili. La cavea terminava nella parte superiore con una galleria, in cui si aprivano nicchie.