30/08/2026 alle 20:30 - 2026, Danza, Festival

Il mare che ci unisce – Coreografie di Emma Cianchi

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    Arco del Sacramento

Creazione ispirata alla Sibilla Cumana dove la danza diventa rito collettivo che evoca storie e racconti identitari del Mediterraneo. Un omaggio a Cuma,

prima colonia greca d’Italia, e alle figure femminili dell’Eneide che animano i capitoli ambientati nei Campi Flegrei. Un omaggio alle donne dell’antichità,

alla loro forza e alla loro eredità che continua a ispirare.

Riti, oracoli e gesti arcaici avvolgono lo spettatore in una dimensione mantrica, sospesa tra il respiro delle onde e una voce delicata, incessante, che

sembra emergere dal sottosuolo vulcanico e dalla memoria antica del luogo.

Il mare come metafora di coesione universale tra i popoli: attraverso le onde, miti, tradizioni e memorie migrano, si intrecciano e generano un

immaginario condiviso.

Rami e foglie come simbolo del legame originario tra l’uomo e la natura. Un rapporto profondo e necessario, inscritto nella memoria ancestrale collettiva.

In un dialogo silenzioso tra materia organica e spazio, l’opera invita a riconnettersi a una dimensione arcaica e universale, in cui la natura è origine.

La Sibilla Cumana, a cui gli dei avevano concesso l’eternità ma

negato l’eterna giovinezza, scriveva destini su foglie

affidandole al vento: bastava un soffio, un vortice improvviso,

e l’ordine cambiava, trasformando il senso delle profezie. Di lei

restò solo una voce velata e antichissima che come un’eco

attraversa i secoli, un canto sottile portato dalle onde.

La donna, come l’albero, diventa tramite: radicata nella terra e

aperta al cielo, custode di un linguaggio che non si scrive, ma

si raccoglie. In questo rito arcaico, la profezia nasce

dall’alleanza tra corpo e paesaggio, tra respiro umano e

materia vegetale. La foglia non è supporto, ma soglia: luogo di

passaggio in cui la natura si fa parola e la donna ne diventa

memoria vivente.