30/08/2026 alle 11:30 - 2026, Festival, Teatro, Teatro Comunale Vittorio Emmanuele

Moby Dick Fragmenta, un reading di Ottavio Costa

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    Teatro Comunale "V. Emmanuele"

ingresso libero

Moby Dick è il romanzo che lo statunitense Herman Melville scrisse nel 1851. Considerato un capolavoro della letteratura mondiale, è narrato in prima persona da Ismaele, marinaio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab. Si cacciano balene e capodogli, in realtà il capitano punta alla ricerca dell’enorme balena bianca che dà il titolo al libro. Achab nutre una smisurata sete di vendetta perché la gigantesca Moby Dick in un precedente viaggio gli aveva mozzato una gamba.

Dettagli dello spettacolo: lettura teatralizzata, durata 45 minuti con musica e immagini. Senza interruzioni. Volendo si può scegliere anche una versione della durata di 60 min.

“Quando alcuni anni fa la RAI mi chiese di realizzare per la radio la lettura integrale del Moby Dick, il capolavoro di Melville, accettai subito con giovanile e, ora posso dirlo, ingenuo entusiasmo. 

Non sapevo, né potevo prevedere, che quella lettura mi avrebbe cambiato la vita.

Moby Dick chiude l’epoca della frivolezza, la lettura suscita immagini di tale forza che tutta l’esistenza, dopo, si rivela nella sua profondità più vera.

In seguito non potei sfuggire ad una riduzione per una lettura teatralizzata.

L’operazione era di quelle da far tremare le vene ai polsi: raccontare in meno di un’ora una storia scritta su più di seicento pagine…

Avevo però una stella polare per guida: attraversare l’abisso sul mio esile filo teso fra “incipit” e “fine” ad occhi spalancati, ma senza mai guardare in basso, pena uscire di senno, e ascoltando di tanto in tanto solo le emozioni incontenibili che affiorano come vette alpine.

D’altra parte era un impegno che potevo affrontare, io sapevo che l’incipit non era il pur celebre “Chiamatemi Ismaele…”, ma un ben più modesto “Etimologia (fornita da un intisichito fu assistente di ginnasio”), così come sapevo che i cinquemila anni citati nel finale alludono alla Bibbia che pervade buona parte dello scritto, ma anche che c’è un epilogo poco noto dopo il finale, e che solo dopo le ultime parole di Ismaele “orfano sopravvissuto” è apposta la parola “Finis”.

Fra questi due estremi andava intessuta una narrazione ad alta voce di accettabile durata, che consentisse agli spettatori di essere lentamente presi nel vortice della storia, girando in ampie volute sonore, come sospesi sui bordi di uno spaventoso gorgo, prima di essere trascinati con il Capitano Achab in fondo all’abisso… O forse no, forse… prima di salvarsi tutti con Ismaele, l’unico sopravvissuto”.

Ottavio Costa